Sempre più spesso la società di oggi ci mette in condizione di non accettare noi stessi per quello che siamo. Interiormente ed esteriormente.

Mi soffermo proprio su questo aspetto, quello esteriore.
Perché si ha la sensazione che ci sia un errore di valutazione di noi stessi, di come siamo veramente e di quello che probabilmente è lo stereotipo della persona che viene promosso.

Sono dell’idea che è qualcosa che sta molto lontano da noi esseri unici.

Oggi si fa brusio attorno all’Intelligenza Artificiale a ciò che non conosciamo e che ci spaventa.

Quando la nostra visione personale andrebbe ampliata per capire che il cambiamento è sinonimo di evoluzione e innovazione non di stallo. 
Credo che molte persone oggi non dovrebbero spaventarsi di questo. 

Credo che il problema più grande sia un’altro aspetto.
Credo che il problema derivi dal  “personaggio estetico” che ognuno di noi porta avanti riconoscendosi in esso, perdendo di vista la propria immagine. Specialmente del proprio volto.

Cosa sto dicendo?

Sto dicendo che c’è un non riconoscersi radicato a livello estetico.

Basta osservare i nostri account personali nel mondo online.

Siamo ad un punto quasi di non ritorno.
E la cura a ciò è una rieducazione alla propria immagine, la quale dovrebbe essere all’ordine del giorno.

Non c’è segmento o catalogazione o etichettatura di quale persona lo fa. 

Lo facciamo tutti. 

Siamo ancora al “mi piallo la faccia, me la filtro, me la correggo” per avere un’immagine di noi stessi che non assomiglia minimamente a chi siamo realmente. 

Quale stereotipo nel nostro immaginario seguiamo?

Tanto da arrivare ad affermare davanti al fotogramma che: “ho un orecchio storto, ho la fronte troppo alta, ho una gamba più lunga”.

Che se non siamo in posa, con i capelli fatti e il trucco non siamo fighi.

Perché deve esserci una canonizzazione in tutto questo?

Cosa non vediamo in noi nel rivelarsi in quel momento?

E non è una maschera. 
È fare percepire a chi ci guarda ciò che siamo in quella maniera innaturale e riconoscersi in questo.
Credendo di essere così.

Probabilmente per molti di noi il futuro del fotografo è quello che sostituirà a basso costo un’intervento di chirurgia plastica del medico. Costa meno e non provoca così dolore.
Quando il dolore stesso è riconoscersi in sembianze non nostre per rimanere giovani fuori.
P
eccato che poi siamo tutti la brutta copia di Marilyn Manson(con tutto il rispetto per la sua persona), senza una propria identità.

Quando sarebbe più semplice accettarsi così.

Qui si che entra in gioco il ritratto fotografico e il fotografo.

Quindi perché farsi fare un ritratto in maniera professionale senza troppe modifiche?

Perché Il ritratto fotografico oltre ad essere una testimonianza, di quello che siamo in quel momento, è motivo di orgoglio nel saper accettare sé stessi. 

Il ritratto deve essere un inno alla gioia personale oltre ad un atto di accettazione e amor proprio.

Il ritratto deve essere il nostro volto, la nostra unicità degna di essere ricordata.

Il ritratto non è l’associazione di una “moda visiva conforme” e allora in merito a questa moda la mia faccia non si distingue più in mezzo a tutte le altre.

Non dovrebbe essere nemmeno solo nella tradizione, del quando arriverà il nostro momento di dormire in eterno,
allora lì sì che sceglieremo quale ritratto utilizzare se ci è consentito, così da apparire al meglio.

Dovrebbe esserlo sempre non solo in quel momento, tutti i giorni in vita.

Vivendo e lasciandoci ritrarre per come siamo e non per quello che gli altri vogliono imporci di sembrare.

Il fotografo stesso si fa ponte di questo dando luce al volto unico delle persone che entrano in relazione con lui, rivelando la realtà della persona che ha di fronte a sé nel migliore dei modi.

Fotografando.

Buona Luce

Niccolò.